La banda del racconto

BANCA DEI RACCONTI


Il paesaggio è una entità complessa, un grande contenitore di processi distinti:
ecologici, biologici, culturali, cognitivi, economici
Il paesaggio esiste eccome!... è reale... e il paesaggio cognitivo ne è parte
Il paesaggio è uomo+suo ambiente+relazioni
Scambio di Materia, Energia e Informazione fra gli elementi che compongono il paesaggio
Lo scambio di informazione organizza gli elementi
La memoria è informazione
Il racconto è movimento di memoria
Il racconto è organizzazione di Paesaggi
Il racconto è catalizzatore e manifestazione di Paesaggi
Funzione sociale
Fase di dialogo
Fase di raccolta
Fase di trasformazione
Fase di restituzione


... in collaborazione con Ass. Cult. PERCORSI

Comunità, paesaggi, storie della Tuscia
Racconti come patrimoni identitari

Premessa sui concetti di territorio e paesaggio

Territori e comunità locali. Ma anche stranieri in transito, o in cerca di asilo.
Il paesaggio non esiste senza sguardi che lo pensino. Un paesaggio è crocevia di visioni e ricordi, sentimenti e risentimenti, fantasie, esperienze, agnizioni. Racconti, soprattutto. Storie e memorie del genius loci, cronache e tradizioni che una comunità narra di sé. A se stessa. Ma anche le testimonianze di chi quei luoghi ha percorso di passaggio, come straniero, lasciandone una traccia creativa: città dipinte in affresco, set cinematografici, appunti sparsi, relazioni di viaggio, poesie, diari, “quinte” di romanzo. È forse proprio al crocevia di questi due punti di vista (quello interno, delle comunità e quello esterno, dei viaggiatori) che un paesaggio sorge come identità. Storie e luoghi come patrimoni identitari.



La Tuscia: identità comunitarie e patrimoni narrativi per un armonico sviluppo culturale, sociale ed economico

La Tuscia, per varietà e ricchezza di paesaggi, è territorio di per sé refrattario a sforzi di definizione unitaria e univoca: gli Etruschi, il Medioevo, il pittoresco storico-naturale, la dominante agraria, solo per dirne alcuni.
Ma troppe icone, a ben guardare, nessuna icona. Col rischio che proprio in quest’epoca di accelerazioni globalizzanti i fondamenti identitari possano indebolirsi, impoverendosene la qualità stessa della vita nelle comunità locali.
D’altro canto, proprio tale perdurante deficit di riconoscibilità culturale dall’esterno (anche in senso mediatico e turistico) può indurre sulla lunga durata effetti negativi per le comunità locali sotto il profilo socio-culturale ed economico.
Particolarmente alla vigilia di trasformazioni territoriali cariche di potenzialità ma anche di pericoli come quelle annunciate dalla realizzazione dell’aeroporto di Viterbo, città capoluogo.



La “Banca del Racconto” e le comunità protagoniste:
tre fasi per una valorizzazione attiva dei patrimoni narrativi della Tuscia

Il progetto “Banca del Racconto” (da qui in poi: BdR) lavora sulle identità del nostro territorio e dei suoi paesaggi a partire dai suoi patrimoni narrativi.
Secondo lo spirito del pedagogista giapponese Tsunesaburo Makiguchi, gli operatori della BdR lavorano per “creare valore” nei luoghi d’intervento: l’obiettivo è restituire alle comunità interessate i patrimoni narrativi raccolti con l’interesse di un buon tasso di sociabilità dei saperi. Vediamo in che senso.
L’idea è semplice: attraverso una prima fase di dialogo con agenzie e soggetti di mediazione culturale attivi nelle comunità dove la BdR intende aprire un proprio sportello (musei e biblioteche, scuole e centri per anziani, associazioni culturali e di promozione delle tradizioni e dell’immagine turistica locale), gli operatori identificano uno o più “focolari” narrativi di rilievo rispetto all’identità comunitaria.
Può trattarsi di singoli individui di spicco o di piccoli gruppi; di ambienti domestici o di lavoro; di luoghi reali, anche monumentali, o semplicemente legati all’immaginario paesano; di realtà pertinenti al singolo campanile o trasversali a più comunità vicine e affini.
Particolare attenzione gli operatori della BdR pongono nella scelta di luoghi e narrazioni che possano contribuire a creare/ricreare e potenziare il dialogo tra generazioni diverse. Perché la BdR concepisce il passato come enzima creativo da rivolgere al presente e al futuro delle comunità: le tradizioni, insomma, interessano la BdR nel senso propriamente etimologico della parola, in quanto veicoli di trasmissione valoriale.

Nella seconda fase gli operatori della BdR si pongono in ascolto: si tratta di raccogliere racconti con l’ausilio di adeguata tecnologia video-audio e nel rispetto degli elementari della ricerca sul campo così come definiti dall’antropologia culturale e dalle altre scienze sociali. D’altro canto però gli operatori della BdR raccontano a loro volta: essi infatti sottopongono all’attenzione dei narratori locali altre storie riguardanti le loro comunità (cronache, storie, leggende locali, resoconti di viaggiatori ecc.) e ne discutono insieme.

In una terza fase i racconti raccolti vengono trasformati (quello di “trasformazione” è un altro concetto-chiave della pedagogia di Makiguchi).
In questa direzione operatori della BdR e narratori locali contrattano e definiscono le forme di una restituzione narrativa alle comunità: potrà trattarsi di un video, di un libro, di conferenze o lezioni-spettacolo, di spettacolo tout court, di una mostra, di passeggiate-racconto o di vere e proprie visite guidate.
Non ha senso definire a priori le forme della restituzione: esse dipenderanno da particolarità e qualità intrinseche dei racconti raccolti; dalle caratteristiche umane, psicologiche e culturali dei narratori coinvolti nell’esperimento; dall’intensità del loro coinvolgimento nel dialogo instaurato con gli operatori della BdR.
La peculiarità del progetto BdR è che i narratori partecipano da protagonisti, sotto la regia degli operatori-tutor, anche alle fasi di progettazione e di concreta realizzazione della restituzione alle comunità.
Nelle fasi della raccolta e della trasformazione la “creazione di valore” si manifesta nella qualità e nella continuità del feedback umano e culturale tra operatori della BdR, narratori e comunità locali.
Nella fase della restituzione, invece, la “creazione di valore” si manifesta a due diversi livelli. Da una parte, la restituzione in quanto evento pubblico incoraggia processi di ridefinizione identitaria nelle comunità. Dall’altra, l’evento stesso può trasformarsi nel tempo in consuetudine, appuntamento, tradizione instauratasi ex-novo e quindi in vera e propria icona identitaria in nuce per le comunità: riconoscibile dall’esterno, successivamente perfezionabile e spendibile come risorsa/offerta in direzione di un turismo sostenibile.




CARTA GEOGRAFICA

Mappa della provincia di Viterbo