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La novella non è bella se non ci si ricama sopra, dunque. Saggezza popolare.
Nelle Città invisibili di Calvino ci sono tre vecchi pescatori che, seduti sul molo a rammendare le reti, si
raccontano per la centesima volta una certa storia. Da quella immagine il lettore si rende conto che una città
è nient'altro che racconto. Racconto è comunità. Racconto è civiltà.
Pietro Moretti da Latera, classe 1929, è il primo dei tre nostri pescatori.
Pietro ha ormai conquistato, per diritto d'anagrafe, la saggezza e la pietas del vecchio di paese, ma nei suoi
piccoli occhi, vivi e birbi, scintillano ancora l'infanzia senza fine e il sorriso malizioso di Peter Pan.
E lo rivediamo incantato, in grembo alla nonna, mentre gli racconta le “storie de 'na volta”: “Eravamo entusiaste,
pareva de toccalle co' le mano, certe cose... ce pareva che uno doveva fa quella vita, certe fijje de re...”;
sognando d'incarnare, un giorno lontano, il destino di qualche personaggio; immerso, nella vita d'ogni giorno, fra
animali parlanti e cose animate. Perché nel suo mondo magico la parola è cosa essa stessa.
La massima di Italo Calvino, “le fiabe sono vere”, potrebbe sembrare dedicata a lui: “Non pare, ma c'è gente
grande che ancora crede alla befana!” egli racconta.
In seguito avrebbe imparato e raccontato a sua volta quelle “storie”: tutti insieme, nel lettone matrimoniale,
alla moglie e ai figli. E, più tardi, ai nipotini. Magari incastrando un cuscino tra letto e comodino se non c'era
posto per l'ultimo arrivato. E proprio quelle fiabe, quegli eventi meravigliosi sarebbero divenuti pietra di paragone
per garantire misura e senso alla durezza della vita contadina: così che una storia di vita vissuta
(7 orfanelli in carne ossa, accuditi a turno dai familiari di Pietro) diventa “come quella de Cappuccetto Rosso”...
Ma oggi che anche i nipoti si sono fatti grandi, sembra che più nessuno abbia pazienza per le storie: “Da quanno
è uscita fòri la televisione! So' troppo lunghe, dice, s'annojjano...” E all'improvviso, mentre pensavamo di parlare
del passato, ci ritroviamo nel presente...